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AMBIENTE: Il decreto Semplificazioni si è dimenticato dell’ambiente e della partecipazione pubblica

Un dossier redatto da 160 associazioni e comitati di livello nazionale e interregionale denuncia le storture del testo approdato in Senato in materia di risanamento dei territori, impatto ambientale e coinvolgimento dei cittadini

«Il decreto-legge Semplificazioni contiene norme che ritardano o addirittura annullano le bonifiche dei siti inquinati e dimezzano i tempi già oggi molto risicati per la partecipazione dei cittadini nelle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale». Sono questi i due punti più criticati dal dossier “Decreto Semplificazioni, così sono devastazioni” redatto da 160 associazioni e comitati di livello nazionale e interregionale (tra cui Isde-Associazione Medici per l’Ambiente e Medicina democratica Onlus) e inviato a tutti i parlamentari italiani.

L’analisi comprende anche 34 proposte di modifica delle criticità riscontrate nel testo. Criticità che in primis, secondo quanto sottolineato dalle associazioni ambientaliste, indeboliscono la legislazione specifica per le bonifiche dei siti gravemente inquinati in Italia (41 di competenza del Ministero dell’Ambiente e 17 di competenza regionale).

«Con l’articolo 53 comma 4-quater la bonifica delle acque sotterranee può sostanzialmente venire addirittura bypassata con la previsione di poter ottenere il certificato di avvenuta bonifica anche per il solo suolo» spiega a Linkiesta Augusto De Sanctis, del Forum H20. «Questo significa che un azienda o un privato che inquina un‘area può bonificare soltanto il terreno in superficie, procedimento meno costoso di quello per le falde sotterranee, con contestuale svincolo delle garanzie finanziarie. Ovvero in caso di fallimento degli inquinatori si rischia che sia lo Stato a doversi accollare i costi della bonifica totale» continua De Sanctis.

Al principio “chi inquina paga” con il decreto-legge Semplificazioni si preferisce dunque una bonifica parziale e certamente meno costosa. Vengono infatti annullate anche le procedure di semplificazione già approvate nel 2014: «Non importa quindi se stiamo parlando dei Siti di interesse nazionale (Sin), dei luoghi riconosciuti come i più inquinati d’Italia – dice De Sanctis -, il decreto prevede che si agisca come se si trattasse di un sospetto di inquinamento in qualsiasi altra area del paese.

Chi ha inquinato deve solo presentare, invece dell’analisi approfondita e puntuale dell’area, una più semplice e blanda “indagine preliminare”, con un campionamento a maglie larghe per valutare i livelli di contaminazione». Il che paradossalmente complica l’iter di bonifica, introducendo un nuovo passaggio (quello dell’indagine preliminare) ed escludendo le procedure semplificate introdotte nel 2014 all’art.242bis, che per definizione prevedono la velocizzazione delle bonifiche.

I rilievi, si legge nel documento, nella pratica verranno realizzati con sezioni di centinaia di metri, per cui in alcuni siti vi è pure il rischio che lotti contaminati possano sfuggire. «Basta scavare 20 metri più in là rispetto ad una fossa in cui sono stati sotterrati rifiuti per non accorgersi della loro presenza, dichiarando così non contaminata un’area che invece lo è» aggiunge l’attivista.

Questo vale anche per l’Ilva di Taranto, l’ex Sitoco di Orbetello o le ex discariche di Poggio ai venti a Piombino: tutti siti di interesse nazionale che nonostante il loro livello di inquinamento verranno trattati «come una qualsiasi pompa di benzina». Le modifiche alle normative sono però state accolte con entusiasmo dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che sui social si dice soddisfatto di questo decreto che permetterà bonifiche più veloci. «Forse sarà così, ma non saranno vere bonifiche» ritiene invece De Sanctis.

Quanto alla partecipazione pubblica,secondo le associazioni più impegnate nei territori locali come le Mamme NoPfas del Veneto il decreto legge riduce gli spazi di azione di cittadini e comitati accorciando i termini temporali per presentare le osservazioni. Tempi di fatto dimezzati da 60 a 30 giorni, ad esempio, nel caso della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) nazionale tramite conferenza dei servizi simultanea. «Per analizzare e commentare documenti lunghi e complessi i cittadini devono trovare tempo, competenze e un’organizzazione per intraprendere quest’attività. Così facendo si elimina questo diritto» assicura De Sanctis.

Il decreto semplificazioni andrà convertito in legge per metà settembre, con in mezzo il “buco” della pausa estiva. Il dossier propone quindi alcune modifiche da fare in extremis, come abrogare gli articoli e i commi che lasciano agli inquinatori campo aperto e allo Stato nessuna garanzia economica, e l’introduzione di «norme operanti da anni in alcune regioni che rendano le procedure di bonifica e di valutazione ambientale realmente efficaci ed efficienti». (Fonte)

Mario Ferraioli

MARIO FERRAIOLI - CEO e SOFTWARE ENGINEER nel '94 fonda lo STUDIO ALBATROS con l'obiettivo di realizzare applicativi per la sicurezza sul lavoro con metodi basati su un sistema esperto.

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