IN PIEMONTE CI SONO OLTRE 1500 SITI CONTAMINATI PERICOLOSI

A tenere l’ “anagrafe” dell’inquinamento è l’Arpa, 80 quelli come San Gillio. Ma dal Piemonte sono partiti anche carichi velenosi per la Campania

PIANEZZA, località Cassagne; discarica O. M. A di Rivalta; ex-Cimi-Montubi di Basse di Stura. Sono soltanto alcuni esempi a Torino e provincia. La Terra dei fuochi torinese e piemontese c’è – almeno quella finora emersa, chissà quanto resta sommerso – e si trova in un elenco di scempi ambientali dove si contano 81 siti classificati come “interramento rifiuti”, il caso più vicino a una discarica abusiva. Diciassette sono nella città di Torino, 47 in tutto il Torinese, ma al di là della distribuzione per provincia è interessante sapere se l’attività industriale che l’ha generata è in corso o ancora in esercizio. Le informazioni per apprfondire ci sono.
La mappa generale che ci presenta una panoramica piuttosto dettagliata sulle nostre sofferenze ambientali in tema di rifiuti si trova alla voce “anagrafe regionale dei siti contaminati”. Un file enorme, econsultabile, che raccoglie 1500 luoghi ritenuti contaminati, anche se fra questi, spiega l’Arpa (l’Agenzia regionale per l’Ambiente) sono compresi anche il benzinaio che deve chiudere e si deve provvedere a togliere la cisterna. In 778 di questi casi la bonifica è già in corso; negli altri 722 è già conclusa. Chi vuole cimentarsi per conoscere tutti i luoghi e chiarire i dettagli sulle bonifiche e i lavori di messa in sicurezza lo può fare con la certezza che i dati sono aggiornati all 3 agosto 2015.
Il caso di San Gillio è leggermente diverso. Non si può definire una discarica abusiva, precisa l’Arpa, un’etichetta che meglio si addice a situazioni in cui i rifiuti vengono interrati o abbandonati, ma un “deposito incontrollato di rifiuti”, una denominazione che rientra dentro la più ampia lista dei”siti contaminati per scorretta gestione dei rifiuti”. In totale sono 323, mentre i depositi come San Gillio in Piemonte sono 93. Di questi, 39 sono già stati bonificati, mentre per gli altri 54 la bonifica è in corso. Quanto sarà il sommerso? Nessuno azzarda ipotesi. Nessuno è in grado di dare cifre che si avvicino alla realtà.
La Regione è allertata, a febbraio sono state inasprite le sanzioni per chi infrange le regole sulle escavazioni nelle cave, un luogo dove occultare rifiuti è impresa assai facile inassenza di controlli. Un primo segnale. L’Arpa è chiamata a fare la sua parte. “Siamo in primo piano per individuare, caratterizzare e analizzare potenziali sorgenti di contaminazione”, assicura il direttore generale dell’Agenzia re Angelo Robotto, che sottolinea la tempestività della partenza per la bonifica sul sito di San Gillio subito dopo l’iniziativa della Guardia di Finanzia, con la quale Arpa ha collaborato.
Buona politica e controlli efficaci è quanto chiede Legambiente, che dal caso di San Gillio parte per insistere sull’importanza di una legge sugli ecoreati. I dati piemontesi confermano che criminalità organizzata e reati di natura ambientali sono legati un binomio sempre più forte. L’ultimo Rapporto Ecomafia 2015, relativo ai dati del 2014, dice che le cifre sono in forte crescita: in tutto l’an- no sono state rilevate 469 infrazioni di natura ambientale 631 persone sono state denunciate. Ci sono stati 2 arresti e 106 sequestri. Il ciclo dei rifiuti è protagonista: 172 infrazioni. Seguito a ruota dal ciclo del cemento. Altri indicatori importanti sulla situazione del Piemonte si trovano nel Dossier “Le rotte della Terra dei Fuochi”, elaborato sugli atti dell’indagine sul caso della Campania.
Fra i rifiuti trovati a Pianura, spiega Legambiente nel suo rapporto, il Piemonte non è certo assente. Nelle discariche illegali campane, dove si scarica a cielo aperto, spesso mischiando terra e rifiuti, ci sono anche le tracce delle aziende piemontesi.
Sono stati trovati i fanghi fitopressanti delle concerie di Chivasso, le terre di filtrazione dell’Agip di Robassonero, le polveri di amianto che arrivano da Torino. Nei documenti si legge delle morchie di verninciatura di Novara, e anche dall’ospedale San Luigi di Orbassano i fanghi di depurazione sono finiti a Pianura. Chissà come e per decisione di chi. E ancora non basta: anche un piccolo paese del Novarese ha lasciato tracce dietro di sè con gli scarti di collante acrilico e altri residui di mescolatore.

di SARA STRIPPOLI

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Pubblicato da Mario Ferraioli

MARIO FERRAIOLI - CEO e SOFTWARE ENGINEER nel '94 fonda lo STUDIO ALBATROS con l'obiettivo di realizzare applicativi per la sicurezza sul lavoro con metodi basati su un sistema esperto.