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Scandalo bonus partita Iva: ecco chi lo deve restituire subito!

Per i possessori di partita Iva iscritti ad una cassa previdenziale privata non c’è un attimo di tregua. Nemmeno con i bonus. Prima sono stati angosciati dall’emergenza sanitaria, poi soffocati dalla crisi economica e adesso arriva l’ultima batosta, che potrebbe costringerli a chiudere l’attività.

Per i possessori di partita Iva iscritti ad una cassa previdenziale privata non c’è un attimo di tregua. Nemmeno con i bonus. Prima sono stati angosciati dall’emergenza sanitaria, poi soffocati dalla crisi economica e adesso arriva l’ultima batosta, che potrebbe costringerli a chiudere l’attività. La pandemia aveva portato la casse previdenziali private a concedere un aiuto ai propri iscritti, concedendo loro delle riduzione e delle dilazioni varie. Con grande fatica i professionisti con partita Iva si erano visti arrivare anche dei bonus.

Adesso, però, tutti i nodi sono arrivati al pettine. Il Governo giallorosso che ha fatto di tutto per garantire contrbuti e sussidi a pioggia, adesso è pronto a colpire direttamente le casse previdenziali private, sulle quali potrebbe arrivare una pesante mannaia. E a rimetterci potrebbero essere i professionisti muniti di partita Iva.

Partita Iva, bonus e contributi: il gioco delle tre carte!

In estrema sintesi cosa starebbe accadendo? Il Governo avrebbe deciso di dare un taglio a tutti quei provvedimenti che le Casse di previdenza avrebbero adottato nei confronti dei propri iscritti. Nel bel mezzo della pandemia, molte casse avevano deciso di aiutare molti professionisti con partita Iva, concedendo loro riduzioni e dilazioni contributive. In molti casi erano stati erogati dei bonus, simili a quelli concessi dall’Inps ai lavoratori autonomi. Il problema è che l’effettiva efficacia delle delibere, che hanno permesso queste dilazioni dei contributi, arriva unicamente con l’approvazione dei ministeri vigilanti: il Mef ed il Ministero del Lavoro. I quali non sembrano proprio avere intenzione di avallare questi aiuti.

Sembra che ad essere contrario sia principalmente il Ministero dell’Economia, che sarebbe contrario a rimandare al prossimo anno il flusso delle entrate dagli enti privati. Queste casse previdenziali, benché siano autonome, rientrano comunque nel perimetro del bilancio delle Stato. Nel caso in cui dovesse mancare l’incasso dell’anno in corso, si creerebbe un aumento del debito del Paese, anche se in effetti si tratta di contributi privati pagati dai professionisti alle proprie Casse di appartenenza, le quali non ricevono alcun sussidio e sostegno da parte dello Stato.

Ecco cosa rischiano i professionisti con partita Iva!

La scure del Mef e del Ministero del Lavoro potrebbero colpire ingegneri, architetti, periti industriali e geometri che lavorano con partita Iva. Sotto il fuoco nemico dei due ministeri potrebbero finire quei provvedimenti adottati mentre c’era il lockdown e che avrebbero consentito a questi professionisti di posticipare il saldo del debito contributi a metà del prossimo anno. Per gli avvocati si parlava addirittura di un rinvio a marzo 2022, benché poi fossero tenuti a pagare anche gli interessi. Meno problemi, invece, dovrebbero averli le casse dei dottori commercialisti e dei medici (Enpam): queste due casse hanno concesso un po’ di sollievo ai propri professionisti rinviando i termini del versamento, ma il saldo deve essere effettuato, comunque, entro la fine del 2020. Fino al 31 ottobre 2020 la Cnpadc ha sospeso ogni tipo di versamento, mentre l’Enpam ha rimandato al 30 settembre i versamenti della Quota A e Quota B e il contributo del 2% da parte delle società accreditate con il Servizio sanitario nazionale.

Diciamo pure che è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno per i professionisti che lavorano con partita Iva. Uno dei primi enti previdenziali che ha dovuto cambiare rotta è stato quello dei Consulenti del Lavoro, che ha ricevuto una sonora bocciatura delle delibere di aiuto. Il motivo? L’impatto negativo in termini di saldi di finanza pubblica: una motivazione che sembra un po’ stonata, ma che stando all’Enpacl ribadirebbe la necessità di approvare quei provvedimenti adottati per fronteggiare la situazione emergenziale dovuta al diffondersi del Covid-19, al fine di attenuare la crisi economica che ha colpito in maniera rilevante anche gli studi professionali dei Consulenti del Lavoro.

Bonus e contributi: chi piange di più!

Di certo sembra proprio che il Governo abbia preso di punta i liberi professionisti. Un po’ come se lavorare con la partita Iva sia peggio che essere un lavoratore dipendente. O di un autonomo, che aveva avuto da subito accesso ai bonus.

Alessandro Visparelli, presidente dell’Enpacl, ha spiegato che con il risparmio previdenziale accumulato nel tempo dagli iscritti alle casse previdenziali e con una saggia gestione, non ci sarebbe stata alcuna ripercussione sulla sostenibilità degli enti in termini di copertura nel medio e lungo termine.

Alberto Oliveti, presidente Adepp (Associazione delle casse di previdenza private), propone una soluzione:

Chiediamo al governo di aprire un tavolo di trattativa sul tema degli aiuti. Il differimento dei pagamenti è una misura adottata da molti enti privati in linea con gli aiuti che il governo ha riservato ad altre categorie a causa degli effetti economici della pandemia. Bisogna trovare una linea comune altrimenti si tramuterebbe in un provvedimento punitivo del governo nei confronti del mondo dei professionisti.

Mario Ferraioli

MARIO FERRAIOLI - CEO e SOFTWARE ENGINEER nel '94 fonda lo STUDIO ALBATROS con l'obiettivo di realizzare applicativi per la sicurezza sul lavoro con metodi basati su un sistema esperto.

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