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SICUREZZA: dall’estero un approccio globale

Guardare alle strategie e ai processi di HSE Management nei grandi cantieri esteri per capire di più del nostro Paese: una riflessione oltre confine

L’Italia è un paese antichissimo, ricco di storia e densamente popolato. In certe zone si potrebbe dire anche affollato: Campania e Lombardia superano i 400 abitanti per chilometro quadrato. Fate un esercizio: un chilometro quadrato è un quadrato di lato 1 km: per metterci 400 persone occorre metterne una ogni 50 metri, sia in lungo che in largo. È naturale che il progetto di una nuova infrastruttura, un aeroporto, un’autostrada o una ferrovia, possa diventare particolarmente problematico: con queste densità, facilmente si pestano i piedi a qualcuno. Anche per questo motivo, i progetti infrastrutturali sono visti sempre con un poco di sospetto. Non è così in altre parti del mondo: l’Africa, con una densità media di meno di 40 abitanti per chilometro quadrato, e l’Asia, con circa 100 abitanti per kmq, sono le aree di elezione per la costruzione di nuove infrastrutture. L’uscita da un’economia di mero sostentamento di milioni di persone che abitano questi territori è il motore per la richiesta potente di mobilità. Con buona pace dei nostri profeti della decrescita felice, tutti vogliono muoversi, vogliono merci e vogliono andare dove possono avere la possibilità di una vita migliore. Come noi, solo che qui è immensamente più facile che in Africa o nel centro dell’Asia.

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PROGETTO ALBATROS SAFETY – www.progettoalbatros.net – Software per la valutazione dei rischi per la sicurezza sui luoghi di lavoro, nei cantieri e per la formazione dei lavoratori semplice e completo

Buona parte di questi progetti sono finanziati dalle banche internazionali di sviluppo: organismi creati dai governi per motivi di politica estera. Queste banche hanno predisposto un sistema di regole interne per il governo degli aspetti associati ai progetti di infrastrutture. La International Finance Corporation, IFC, che è il nome un poco inquietante che la World Bank ha dato all’organizzazione che ha creato con lo scopo di finanziare iniziative per combattere la povertà nei paesi in via di sviluppo, ad esempio ha elaborato otto Performance Standards, che hanno grandi ricadute su come vengono gestiti i progetti infrastrutturali, nel nostro caso, la sicurezza dei lavoratori: si tratta dei requisiti che coloro che usufruiscono dei finanziamenti IFC sono obbligati a raggiungere durante lo sviluppo del proprio progetto, che sono relativi a:

  • valutazione e gestione dei rischi e degli impatti del progetto sull’ambiente e sulle società che lo abitano;
  • le condizioni di lavoro;
  • l’efficienza dell’utilizzo delle risorse e la prevenzione dell’inquinamento;
  • la protezione dalle minacce o dagli attacchi alle cose e alle persone (security) e la protezione dai rischi e incidenti (safety) e alla salute delle comunità interessate dal progetto;
  • l’acquisizione dei terreni e il reinsediamento delle persone;
  • la biodiversità, la conservazione e la gestione sostenibile delle risorse naturali;
  • i popoli indigeni;
  • il patrimonio culturale.

Il tradizionale ambito di lavoro della sicurezza in cantiere viene ampliato per prendere in considerazione anche gli aspetti sociali di queste attività: formazione, sorveglianza sanitaria sono strumenti che trovano impiego anche al di fuori del cantiere per gestire i rapporti con le comunità insediate.

Normalmente ci si trova ad operare in aree a bassa scolarizzazione, in cui è molto difficile trovare le competenze professionali desiderate: dagli addetti ai campi base, dove i lavoratori sono ospitati, come cuochi, addetti alla manipolazione dei cibi, alle pulizie, fino ai tecnici di cantiere. Il progetto di un grande cantiere infrastrutturale può essere corredato da interventi per creare scuole di formazione professionale con corsi che vanno dalle mansioni più umili fino all’assistenza e al supporto al piccolo imprenditore locale per sviluppare prodotti utili per i lavori. Tutto questo, si badi bene, prima dell’avviamento al lavoro. Siccome questi interventi richiedono elevati numeri di manodopera, che possono richiamare persone anche da distanze considerevoli, grande attenzione è data ai controlli su come vengono offerte queste occasioni di lavoro. Allo scopo di combattere il caporalato, ovvero l’intermediazione criminale del lavoro, e il dumping salariale, cioè l’abbassamento delle paghe in conseguenza di una offerta che supera la domanda, molto spesso questi progetti prevedono iniziative per la gestione trasparente e controllata dell’avviamento al lavoro, magari stimolando il supporto e la collaborazione delle gerarchie politiche locali, come capi villaggio e altre figure di riferimento delle comunità. Questi controlli sono estesi anche ai fornitori: audit indipendenti vengono eseguiti lungo tutta la supply chain per verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro e il rispetto dei diritti umani.

Trovandosi ad operare in aree in cui gli standard sanitari possono essere molto bassi, di norma le strutture mediche realizzate a supporto delle attività di cantiere vengono aperte anche all’accesso delle popolazioni locali. Oltre a questo può essere interessante estendere i programmi assicurativi ai familiari dei lavoratori: in alcune aree, un’assicurazione sanitaria del costo di pochi euro al mese può diventare un importante benefit contrattuale. Così come le infrastrutture mediche, anche quelle dedicate alla formazione in un cantiere di questo genere acquistano dimensioni maggiori di quelle cui siamo abituati in Italia: gli standard che trovano applicazione in questi lavori prevedono il ripetersi costante di numerose attività di questo genere fino a giungere alla rilevante quota di circa l’1,5% delle ore lavorate dedicate alla formazione, un ammontare tale da rendere necessaria la disponibilità di strutture realizzate ad hoc.

Tutte queste attività sono la condizione sine qua non per potere accedere a lavori sostenuti dalla finanza di sviluppo o da committenti privati che fanno riferimento a questi standard. Ma non ci si ferma qui, queste attività non solo devono essere eseguite ma devono portare anche a risultati: in cantieri di questo tipo ci si aspetta che gli infortuni siano veramente molto pochi. Che il primo milione di ore lavorate passi senza infortuni è praticamente dato per scontato; un cantiere che abbia indici di frequenza superiori a 5 infortuni per milione di ore lavorate dimostra chiaramente che qualcosa non va. Come siamo messi in Italia? Fino a qualche anno fa, per interventi di questo genere, un indice di frequenza di 30 infortuni per milione di ore lavorate era ritenuto un risultato positivo… (Fonte)

Mario Ferraioli

MARIO FERRAIOLI - CEO e SOFTWARE ENGINEER nel '94 fonda lo STUDIO ALBATROS con l'obiettivo di realizzare applicativi per la sicurezza sul lavoro con metodi basati su un sistema esperto.

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