Superbonus 110%, la tempesta perfetta. “Rischiano il crac 200 imprese edili”

Ferrara: chiusi i rubinetti del credito, non arrivano i soldi per lavori già fatti. La denuncia di Confartigianato e Cna

 “I crediti sono inchiodati”, suonano come un verdetto le parole che scandisce Riccardo Mantovani, funzionario di Confartigianato Imprese Ferrara. Una sentenza per un settore, quello edilizio, che ruota attorno al mattone e al cemento. Un mondo fatto di impiantisti, imbianchini, installatori magari di infissi. Che rischia di affondare nel mare travagliato del superbonus 110%, tempesta perfetta dove imprese, professionisti e cittadini si dibattono tra le onde di 11 decreti attuativi.

“I crediti sono inchiodati – ripete Mantovani – e questo si traduce in due scenari, un più probabile, l’altro apocalittico anche se comunque possibile”.

Il primo. Le imprese hanno portato avanti cantieri per magari mezzo milione di euro, hanno pure finito l’opera o sono a metà del guado e sitrovano all’improvviso chiuso il rubinetto della liquidità. Tradotto, niente soldi. “Queste imprese – sottolinea – non possiamo nascondercelo, rischiano di saltare. Facendo un rapido calcolo. Sono 600 le attivirà iscritte alla cassa edile per la nostra provincia, stiamo parlando di 2 o 3mila addetti. Un terzo di queste sono in qualche modo coinvolte nell’iter e portano avanti lavori nati con il bonus. Questi i numeri, la stima è che queste 200 imprese stiano vivendo adesso un momento molto difficile dove è quantomai reale il rischio di saltare, di fallire. Questo è lo scenario più vicino all’attuale situazione”. Poi c’è, così la definisce, l’apocalisse. Che riguarda il cliente, responsabile ultimo di tutto questo percorso.

“Il lavoro è finito e l’impresa salta per aria – traccia il quadro –. A pagare è appunto il cittadino che ha commissionato l’opera, che deve metterci i soldi”. Una tempesta, appunto. Che ha le sue origini nel modus operandi del governo che ha continuamente modificato le regole del gioco proprio mentre la partita si stava giocando. Riccardo Roccati è il presidente regionale di Cna Costruzioni. Anche la sua campana ha rintocchi non certo allegri. “Ci sono 33 miliardi ancora fermi – scandisce la cifra –, tante aziende che hanno finito i lavori e che stanno aspettando il loro denaro. Proprietari che hanno fatto operazioni bancarie e che non riescono ad ottenere i soldi. Tutti stavano aspettando che questa difficile situazione si sbloccasse con il decreto aiuti e invece è tutto fermo. Le banche non hanno fiducia nel decreto, i rubinetti sono rimasti chiusi. Morale, il settore sta attraversando una crisi profonda. Con imprese che devono comunque portare a termine i lavori ma che non hanno alcuna idea di quello che succederà. Entro la fine dell’anno gli effetti saranno devastanti, saremo qui a contare chi non ce l’ha fatta. C’erano – un esempio – tanti condomini pronti a fare i lavori, cittadini che si sono tirati indietro quando hanno visto quello che stava sucedendo e l’orizzonte cupo che si profilava davanti a loro. Un danno enorme – conclude Roccati –, tanti cantieri sono finiti in fumo, sono andati persi. Da qui, l’altra faccia di questo quadro drammatico, il via libera ad una serie di contenziosi che vedono contrapposti cittadini ed imprese. Ditte che non sono state ancora pagate nonostante i costi che hanno affrontato e che ora si trovano con la liquidità completamente erosa. L’anticamera del crac”.

Mario Ferraioli

MARIO FERRAIOLI - CEO e SOFTWARE ENGINEER nel '94 fonda lo STUDIO ALBATROS con l'obiettivo di realizzare applicativi per la sicurezza sul lavoro con metodi basati su un sistema esperto.

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